Viva Mexìco! – Da Città del Messico allo Yucatan in 30 giorni.

Ore 23:30, New York, Aeroporto JFK. Dopo quattro giorni nell’abbagliante Manhattan siamo pronti ad intraprendere la vera avventura di questo viaggio; con un volo “red-eyes”, come chiamano gli americani i voli notturni, ci stiamo imbarcando: destinazione Ciudad de Mexico.

Ora, qui arriva veramente la cosa più fica che io abbia mai sperimentato in vita mia: dopo aver preso i biglietti Volaris ci ha proposto di comprare una intera fila per passeggero alla modica cifra di 10 USD a persona. Dal momento che sapevamo avremmo speso la notte in aereo non ci è sembrata male l’idea di poterci stendere un po’ e cercare di dormire. Abbiamo pagato 20 USD con la clausola che, qualora il volo fosse stato troppo pieno, ci avrebbero restituito i soldi. Non nascondo la nostra titubanza nel pagare per una cosa che lì per lì ci è sembrata assurda e non vi nascondo che quando siamo saliti sull’aereo, ed eravamo gli unici due ad avere un’intera fila ciascuno, ci siamo quasi sentiti in imbarazzo. Ma la notte è trascorsa, abbiamo dormito decentemente e alle 5 di mattina, ora locale, siamo atterrati a Città del Messico.

E qui inizia il nostro viaggio.

Città del Messico

Ciudad de Mexico si trova a 2400 metri sopra il livello del mare e vi assicuro che li abbiamo sentiti tutti. Per i primi due giorni ci sentivamo come se stessimo camminando nella colla vinilica, proprio quella che usava Giovanni Muciaccia. Affaticamento, senso di nausea e stanchezza non ci hanno però fermati dall’esplorare in largo e in lungo questa meravigliosa città per quattro giorni, che è tutto fuorché ciò che ci aspettavamo.

Bisogna specificare che Città del Messico non è nota per la sua sicurezza, noi non ci siamo trovati mai in situazioni ambigue né ci siamo mai sentiti in pericolo, tuttavia c’è da dire che bisogna prestare attenzione. La regola è vestire in modo sobrio, non portare e mostrare oggetti di valore, non camminare in quartieri pericolosi come Iztapalapa e non camminare per le strade di notte. So che quest’ultima può sembrare un’esagerazione, ma credetemi, non lo è. Dopo il tramonto, alle 18 circa, chiude tutto in città, né negozi né bar rimangono aperti, tutto sembra spegnersi improvvisamente e le strade rimangono vuote, di 22 milioni di abitanti neanche l’ora, diventa una città fantasma illuminata dalla fioca luce dei pochi lampioni che ci sono.
Per darvene esempio vi racconterò questo piccolo aneddoto: andiamo a cena a cinque minuti a piedi dal nostro albergo, ci accorgiamo già che la strada è incredibilmente vuota e spettrale ma arriviamo sani e salvi al ristorante. Mangiamo, paghiamo, ringraziamo e facciamo per prendere l’uscita, il proprietario ci ferma con un “dove state andando?”, noi chiariamo appunto che siamo molto vicini all’hotel. La sua risposta è stata: “Non posso assicurarvi non sia pericoloso”. Abbiamo preso un taxi, speso un paio d’euro e siamo tornati tranquillamente al nostro hotel. Morale della favola? Se siete accorti non dovrebbe succedervi nulla, ci sono sì storie di sequestri-lampo, rapine e altro. Io non ve ne posso (fortunatamente!) raccontare, tuttavia “non posso assicurarvi non sia pericoloso”:

L’hotel

In tutto questo viaggio abbiamo dato importanza ad una principale caratteristica nel prenotare gli hotel: la posizione.
Dopo più di qualche approfondita ricerca abbiamo scovato l’Hotel Zocalo Central, esattamente nello Zocalo di Città del Messico, ovvero la piazza principale.
Le camere sono piccole, due piani su quattro sono stati splendidamente ristrutturati, gli altri due mantengono il precedente arredamento ma sono comunque stanze veramente carine e accoglienti.
La menzione speciale, tuttavia, va al bar/ristorante all’ultimo piano dove abbiamo mangiato divinamente sia a colazione che a pranzo, con vista sulla Cattedrale di CDMX. È stato un vero e proprio piacere per gli occhi e per il palato.

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Tuttavia Città del Messico offre svariate opportunità per tutti i gusti e tutte le tasche, dai grandi hotel, agli ostelli colorati pieni di viaggiatori amichevoli, a fantastici e curiosi AriBnb.

Ve ne linko alcuni dei miei preferiti, tra cui il nostro:

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Hostel Home

Hotel Zocalo Central

Cosa vedere e cosa fare a CDMX

Città del Messico, con i suoi 22 milioni di abitanti e la sua estensione a perdita d’occhio offre migliaia di possibilità per i turisti. Al nostro arrivo in hotel abbiamo chiesto una guida per visitare la città e devo dire che non avremmo potuto prendere decisione migliore; Alejandra, la gentilissima ragazza alla reception ci ha messo in contatto con l’agenzia Royal Cars and Tours (la trovate qui) e la mattina dopo Rafael ci aspettava all’ingresso con la sua macchina americana degli anni ’70.

  • Museo Nacional de Antropologia: l’entrata costa 70 Pesos messicani (circa 3 Euro) a persona ma non fatevi ingannare dal prezzo, questo museo non ha nulla a che invidiare ai migliori hotel di Londra, Parigi o Roma. Le sue sale, finemente curate, si raccolgono attorto ad un grande cortile centrale. In tre ore Rafael è riuscito a spiegarci solo una sala, la numero 3, dove c’è la famosa Piedra del Sol, la grande pietra circolare che presenta l’inscrizione del calendario astronomico, talmente accurato da lasciare tutti quanti stupiti (no, non è quello che prevedeva la fine del mondo nel 2012!). Da brava architetta ho pure fatto la foto con il Dio dell’architettura, volevo anche sacrificare Francesco perché mi facesse andare bene gli esami ma mi hanno detto che non si poteva.
  • Basilica de Nuestra Señora Guadalupe: per tutti gli appassionati di storia, antropologia e cultura questo è uno spot che assolutamente non potete mancare. Se siete ferventi credenti potete andare fino alla Basilica a piedi, nel percorso protetto creato appositamente al centro della strada, noi ci siamo andati in macchina… ad ognuno la sua. Tuttavia l’esperienza di quella mattinata sono certa rimarrà per sempre nei nostri cuori. Le basiliche sono due: quella antica e quella moderna, la seconda ospita il ritratto della Madonna di Guadalupe, detta anche la “Madonna nera”. Ciò che è veramente meraviglioso però non sono solo le due imponenti costruzioni, è l’aria che si respira stando lì, nella grande piazza di fronte alle due chiese. Abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in una processione veramente mozzafiato e quasi straniante, dove sacro e profano si incontrano: tamburi, balli tribali, maschere da teschio, alce o falco, piume e canti rituali performati da un gruppo di giovani uomini e donne che accompagnavano quattro penitenti, in ginocchio, nella strada (quasi un km) che dalla piazza portava all’ingresso della nuova Basilica. Non si curano di noi, che un po’ incuriositi ci siamo fatti folti attorno a questo strano gruppo. In ginocchio ci sono due giovani ragazzi ed un uomo con una bambina, che non avrà avuto più di otto mesi, in braccio; li abbiamo visti affaticati arrancare sulla pietra dura della piazza. L’uomo con la maschera di un teschio, la Santa Morte, si ferma prima sul sagrato, dice una preghiera rituale e poi tutti sfilano dentro la chiesa giusto in tempo per la messa. È un’esperienza che mi ha lasciato scossa, commossa, affascinata.
    Dopo la nostra visita un gruppo di donne, tutte vestite di rosa e con uno stendardo, cattura la nostra attenzione, timidamente chiediamo alla nostra guida Rafael chi sono e lui, che timido proprio non era, ci fa andare da loro, a conoscerle, per sapere la loro storia da loro. Ci arrabattiamo in un mezzo spagnolo sbiascicato ma sono così accoglienti che ci sentiamo subito a nostro agio, sono pellegrine che camminano per dieci giorni, solo tra donne, tenendo vivo il fuoco di una fiaccola fino ad arrivare dalla Madonna di Guadalupe. Ci accolgono tra di loro, ci cantano le loro canzoni e vogliono fare foto con noi. A dir la verità, le ragazze erano più interessante a farsi fotografare con Francesco! Andiamo via quasi controvoglia, stupefatti e con il cuore caldo per ciò che abbiamo appena vissuto.

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  • Cattedrale metropolitana: situata nello Zocalo, questa cattedrale è una delle più antiche dell’America latina. L’interno è bello, c’è la statua del Cristo nero, si dice che sia diventato di quel colore dopo che il vescovo abbia baciato i suoi piedi prima di morire avvelenato. La vera chicca qui è un’altra però: per pochi pesos potete chiedere un ticket per accedere ai tetti della cattedrale, ogni mezz’ora un piccolo tour guidato si avventura su per le scale laterali della cattedrale e vaga per i tetti. Tutto aveva un’aria di illegalità e di certo non dava l’idea di sicurezza, ma proprio per questo è stato divertente!
  • Giro dei palazzi storici: il secondo giorno a Città del Messico era Fernando ad attenderci all’ingresso, la nostra nuova guida, sempre trovata grazie all’agenzia che ho menzionato prima. Questo giovane ragazzo con la passione per l’Italia e soprattutto per la coppola, ci ha accompagnato per tutte le vie del centro città. Non serve una guida per girare il centro in quanto orientarsi non è difficile ma di sicuro con una guida è meglio; il nostro giro, infatti, è stato rivelatorio. Ogni palazzo nel centro storico ha una sua storia tra mito e realtà, ogni dipinto cela un significato importante per la storia del Messico e grazie a Fernando siamo riusciti veramente a cogliere l’essenza della città e delle sue dimore storiche.
  • I murales di Diego Rivera: all’interno del Palacio Nacional ci sono i murales del famoso Diego Riviera. Anche qui, vederli e ammirarli è molto bello, ma grazie alla guida siamo riusciti a capire il significato di quelle complesse e caotiche ambientazioni. Questi murales rappresentano tutta la storia messicana, dai suoi albori fino alla rivoluzione per conquistare l’indipendenza e hanno veramente una dovizia di particolari che lascia stupefatti e affascinati. Meritano il tempo di essere visti, spiegati, capiti e gustati fino in fondo.IMG_1881.jpg
  • La casa Azul, la dimora di Frida Khalo: non andare alla casa di Frida Khalo quando si visita Ciudad de Mexico sarebbe un vero delitto. E non perché fa hipster e figo andarci, ma perché si ha davvero la possibilità di vedere con i propri occhi le opere della famosa artista e le stanze in cui ha abitato, ogni cosa trasuda la personalità di Frida. A me piace immaginarla dentro le mura di quella casa blu elettrico con le sue scimmiette mentre dipinge “Viva la vida”, perché chi meglio di lei poteva sapere come potesse essere bella la vita, nonostante tutto.
  • Museo de Arte Moderno: se non vi siete stancati dei murales di Diego Rivera allora dovete assolutamente andare al museo di arte moderna. Vale la pena passare a vederlo da fuori per la sua ricca e imponente struttura, ma è l’interno che lascia davvero senza fiato. C’è , infatti, una ricca collezione di murales giganti che mostrano la storia del Messico in rapporto con il capitalismo americano e qui risiede l’unica vera copia del murales che Diego dipinse per il Rockfeller Center negli anni 30 e che poi fu distrutto per le sue “simpatie comuniste”.
  • Quartieri Roma e Condesa: decisamente i posti più giovani e chic di Città del Messico, questi due quartieri sono in grandissima espansione e sembra veramente di essere a Parigi o New York. Non c’è alcuna attrazione da visitare ma al calar del sole le vie di questi due quartieri si animano di persone che affollano i locali all’ultima moda per dei drink o una buona cena, vale la pena di andare anche solo per trascorrere una serata in uno dei posti meno turistici della città dove tutti i giovani della città si radunano fino alle ore più tarde della notte.

  • Ascoltare i mariachi in Plaza Garibaldi: non si può andare in Messico e non farsi dedicare una canzone da un gruppo di Mariachi. La sera a Plaza Garibaldi c’è un piccolo mercato con dei ristoranti frequentati solo da locali, qui si radunano gruppi e gruppi di mariachi che per 5 pesos vi suoneranno una canzone che volete voi… Ay ay ay ay cielito lindo…

Dove mangiare

Quando si parla di cibo sono quasi emozionata, scoprire i sapori di un’altra terra e cultura è sempre la mia parte preferita di un viaggio e per questo ci impegniamo nelle nostre “gite culinarie” mentre siamo via.

  • Balcon del Zocalo: come ho già anticipato, al ristorante dell’hotel Zocalo Central si mangia che è una meraviglia. Non mi dilungo oltre, provatelo e basta.

    Tip: Se andate a mangiare alla terrazza non perdetevi la “Memela”, il gelato al melone e zenzero e quello al mango e chili!

  • Pujol: per i palati raffinati e per chi ama le atmosfere soft, questo locale è perfetto per una cena romantica!
  • De mar a mar: questo piccolo ristorante si trova in una via secondaria e piuttosto buia ed infatti lo abbiamo scoperto “per sbaglio”, il tassista ci aveva portato in un terribile ristorante con show di mariachi da  stereotipati turisti americani che vogliono ballare sul palco ubriachi (nulla contro i nostri amici in USA), quindi abbiamo deciso di camminare e abbiamo trovato questa gemma. Servono solo pesce e il choriquezo merita una menzione speciale. Anche qui troverete un’atmosfera al lume di candela con tavolini piccoli in legno. Il proprietario è gentilissimo e ci ha anche offerto la loro ottima birra artigianale.
  • Hosteria Santo Domingo: uno dei più famosi ristoranti in centro città, la comica non è il massimo ma è estremamente cheap (10 Euro a testa per due piatti a testa, birra e caffè). Vale la pena per l’atmosfera quasi sinistra del locale, con la vetrata colorata quasi da chiesa, il pianista che suona in live e i festoni messicani appesi alle pareti. Si dice che il locale sia infestato dai fantasmi… se ci credete.
  •  Maximo Bistrot Local: locale trendy che non ha nulla a che invidiare a quelli di Milano o New York. Buono il cibo, bella l’atmosfera, non è per niente turistico e la lista dei cocktail è tutt’altro che scontata.

Penso di aver già parlato di troppo di CDMX quindi vi lascerò a ciò che ho trovato di più bello: le persone che vi abitano. Lascerò che le mie fotografie parlino per me, per condividere con voi un po’ degli sguardi che hanno rivolto a me e alla mia fotocamera.

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Oaxaca

Oaxaca è una pietra preziosa e colorata incastonata tra le montagne messicane. 

Siamo arrivati ad Oaxaca con un bus ADO, abbiamo usato questa compagnia di trasporti pubblici per quasi tutti i nostri spostamenti in Messico, grazie al prezzo conveniente dei biglietti e la qualità del servizio. Potete trovare la loro pagina per informazioni sulle rotte e sui prezzi QUI.

Dopo circa otto ore siamo arrivati alla stazione dei bus di Oaxaca, il viaggio è stato comodo e piacevole e il paesaggio verde e selvaggio del Messico non ci ha fatto staccare gli occhi dal finestrino. Il biglietto da Città de Messico a Oaxaca lo abbiamo comprato il giorno prima per circa 25$ a testa, considerando che abbiamo scelto la tratta con meno fermate e con più comfort, ci è sembrato un prezzo onesto per otto ore.

Oaxaca è forse la città che più mi ha rubato il cuore, stare lì da l’impressione di essere catapultati in un universo parallelo fatto di case piccole e colorate e gente cordiale, sempre disposta a contraccambiare un sorriso.

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L’hotel

Per il nostro soggiorno ad Oaxaca abbiamo scelto l’hotel Quinta Real (che potete vedere cliccando sopra il nome) e devo dire che siamo rimasti assolutamente sbalorditi dal suo fascino. L’hotel è infatti un ex-convento e lo si può capire dai suoi chiostri in pietra, dalla fontana battesimale in mezzo al cortile, dalle sue stanze sobrie ma eleganti.
Stare lì è stato un vero sogno e ha reso il nostro soggiorno ancor più meraviglioso.

Se quindi siete degli amanti del bello e dell’architettura come me, viziatevi con un soggiorno al Quinta Real e non ve ne pentirete.

Cosa fare e vedere a Oaxaca

Oaxaca è una città piccola ma ricca di cultura, per questo anche dopo tre giorni non volevamo più andarcene!

  • Mercato nello Zocalo: come in ogni città messicana che si rispetti anche Oaxaca ha il suo mercato nella piazza centrale, lo Zocalo, dove poter fare acquisti molto più convenienti rispetto a Città del Messico. Magliette, decorazioni colorate, borse intrecciate a mano, ce n’è per tutti i gusti! Non dimenticate di contrattare sempre il prezzo, anche se qui non è mai stato troppo difficile per la mitezza dei mercanti, che sono sempre molto disponibili a farsi fotografare!
  • Museo delle culture di Oaxaca: ospitato anche questo in un ex-convento, attaccato alla chiesa di Santo Domingo, il museo è veramente grande e ben fornito. Prendetevi almeno una mattinata o un pomeriggio intero per visitare il museo, ne vale davvero la pena, sia per le magnifiche sale con reperti risalenti alla cultura Maya, come il teschio umano incastonato di pietre azzurre, sia per la vista dei giardini di cactus e piante grasse, verdi e curati, che si possono ammirare dai portici del monastero.
  • Monte Alban: a dieci minuti in macchina dal centro città trovate il sito archeologico di Monte Alban, situato, come si può dedurre dal nome, sulla sommità di una collina. Nonostante la giornata piuttosto fredda e di pioggia (sì, in agosto) ci siamo veramente goduti la nostra visita al sito archeologico risalente al 550 a.C. – sembra di essere soli al mondo, su quella cima, circondati da nuvole bianche e pesanti che non ti fanno vedere la vallata; ed infatti eravamo soli, cosa che abbiamo davvero amato, avere il privilegio di poter avere Monte Alban tutto per noi. Si può ancora salire sulle piramidi zapoteche, entrare dentro stretti cunicoli al loro interno dove sono state ritrovate delle incisioni di “uomini danzanti”, ma che in realtà erano prigionieri che venivano torturati. Nonostante il sito non sia perfettamente conservato vale davvero la pena vederlo e non fermarsi semplicemente ai siti più blasonati della Penisola Maya.IMG_2053
  • Chiesa di Santo Domingo: situata accanto al museo delle culture, la Chiesa di Santo Domingo è uno spettacolo d’oro, letteralmente. Non fatevi ingannare dalla facciata modesta in pietra, il suo interno è letteralmente ricoperto di foglia d’oro e bassorilievi quasi barocchi. Siamo stati così fortunati da vedere la chiesa durante un matrimonio… però giuriamo di non esserci imbucati al banchetto!
  • La cultura popolare oaxacaquena: la parte più bella di ogni viaggio è costituita dall’incontro con le persone che troviamo lungo la via. Oaxaca è un centro della cultura folkloristica messicana, dove tradizioni millenarie e centenarie si mischiano con la modernità. Durante il nostro viaggio abbiamo avuto la fortuna di sperimentare parte del folklore colorato, allegro ed euforico che spesso caratterizza le culture dei paesi sudamericani, ci siamo infatti trovati nel mezzo della festa dei taxi. Potrebbe non sembrare nulla di eclatante per gli europei ma ad Oaxaca è un vero e proprio carnevale! Per tutti e tre i giorni in cui eravamo lì ci sono stati fuochi d’artificio ad ogni ora della notte e anche del giorno, abbiamo incontrato più volte parate con musica e i gigantes, enormi marionette che ballano in fronte alla banda di suonatori. Queste giornate di festa hanno reso allegri ed euforici anche noi, sentire la musica per strada era ormai diventata un’abitudine e anche noi abbiamo inseguito la parata per tutto il paesino, le donne e i bambini lanciavano caramelle per strada, ne hanno date pure a noi. Non volevamo più andarcene ma ormai era arrivato il momento di andare all’aeroporto e spostarci sempre più a sud.1F9526FD-FE70-4BDD-AF66-774014C1A4BE

Dove mangiare ad Oaxaca

La cucina oaxaquena è definitivamente la migliore che io abbia mai provato. Quando ne parlo posso ancora sentire il formaggio fuso con la carne piccante, il mio preferito, ma anche il piatto più strano che io abbia mai mangiato (e che probabilmente mai mangerò), ovvero le “chapulines” – altresì note come: cavallette. Ma si sa, paese che vai, cibo che trovi e mi sembrava male disonorare i nostri ospiti non accettando il loro guacamole alla cavalletta. Un po’ troppo salato forse.

  • Los Danzantes: elegante, buono e autentico, una cena a Los Danzantes va assolutamente prenotata perché altrimenti non troverete posto! Il cibo è delizioso, l’atmosfera rilassante e il tutto, unito al servizio, rende la serata piacevole non solo per il palato.
  • Casa Oaxaca: il miglior pranzo che io abbia mai fatto. Pensate a salsa guajillo fatta direttamente al tavolo, una piovra alla oaxaquena, dolci al chili e birra artigianale.IMG_2103.jpg
  • La Olla: la miglior terrazza di Oaxaca per una cena romantica e un po’ hipster. I muri di colori pastello, i cactus e le lucine pendenti con la vista della cittadina rendono il tutto magico, il cibo e la birra “Chica mala” – scura e densa – sono solo un grande più.

Canyon del Sumidero

Dopo un viaggio da incubo con la compagnia “Aeromar”, che vanta un solo aereo in tutta l’azienda, durato tanto quanto se fossimo andati a piedi, siamo riusciti ad arrivare nella cittadina di Tuxtla Gutierrez. Eravamo piuttosto felici di essere arrivati, viste le condizioni dell’aereo (da 20 persone, pilota e hostess compresa) dove anche se siete alti 1.50m le ginocchia vi toccheranno le tonsille stando seduti. Uno di quegli aerei che quando lo vedi è un misto tra “che figata” e “io su quel coso non ci salgo”. Ci siamo sentiti molto avventurieri. Tutto sommato, però, la vista da lassù ne valeva davvero la pena. Sì, perché non si vola sopra le nuvole, ma sotto, perché quello della Aeromar è un vero bus con le ali che parte da Città del Messico e arriva a Tulum con circa cinque decolli e cinque atterraggi.

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Il Canyon del Sumidero è a pochi km da Tuxtla, la città in sé è insignificante e assolutamente non degna di nota e per noi è stata semplicemente di passaggio per poter raggiungere il Canyon, che, al contrario, merita assolutamente una visita.

Finalmente avevamo lasciato il freddo delle montagne per dirigerci in pianura, il Canyon si estende tra verdi montagne ed è simbolo della regione Gutierrez.

La visita al canyon può durare tranquillamente mezza giornata, si parte presto per arrampicarsi con il nostro bus su per la montagna, per raggiungere il punto più alto dal quale ammirare lo scorrere dell’acqua, molto più in basso. Il verde si estende a perdita d’occhio e quel giorno er veramente infiammato dal sole.

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Poi si scende di nuovo giù, fino ad un piccolo imbarcadero dal quale si possono prendere delle motolance – collettive o private a seconda di quanto vogliate spendere (7-10$ a persona il collettivo, 20-50$ quella privata) – per navigare ad alta velocità per tutto il rio e poterne ammirare la flora e la fauna. Abbiamo incontrato pellicani, cascate, archi e una grotta in cui vi è una piccola statua della Madonna, dedicata al primo scopritore del Canyon, ma anche scimmie e ben due coccodrilli che si godevano il caldo sulla roccia, si dice infatti che il canyon ne sia pullulato, ma noi non abbiamo voluto constatarlo tuffandoci, ci siamo fidati sulla parola.
Quindi ci siamo messi un cappello da Dora l’Esploratrice comprato poco prima di imbarcarci (ma assolutamente indispensabile in una giornata di sole!) e ci siamo avventurati con la nostra motolancia.

San Cristobal de las Casas

A poche ore da Tuxtla, San Cristobal è un’altra piccola cittadina tra le montagne, le sue casette colorate si sviluppano attorno alla piazza Centrale in cui ogni sera c’è un vivace mercato.

Il nostro soggiorno a San Cristobal ci ha dato la possibilità di fare delle esperienze tra le più singolare che abbiamo mai vissuto, ma andiamo con ordine.

L’hotel

Un vero gioiellino di boutique hotel con il miglior personale che possiate mai incontrare e un ristorante consigliato anche dalla Lonely Planet. Parlo dell’Hotel Bo, che è una vera esperienza sensoriale, per ogni appassionato di design e della buona cucina questa deve essere una tappa obbligatoria. Perciò vi lascio il link all’hotel qui così sarete tentati e, se deciderete di andare, so che prenoterete lì. E se soggiornerete al Bo state pure sicuri che i vostri standard non saranno più gli stessi.

Cosa fare a San Cristobal

Non fatevi trarre in inganno dalle dimensioni ridotte di San Cris, non ha nulla da invidiare alle città più grandi né in quantità né in qualità di attività e mete da scoprire.

  • Mercato nello Zocalo: molto meno caro di Città del Messico e altrettanto fornito, il mercato nella piazza centrale di San Cristobal è una vera e propria esperienza antropologica. Qui, infatti, troverete persone poco abituate ai turisti e alle contrattazioni, quindi ottenere un prezzo più basso sarà relativamente più semplice. Qui potrete acquistare del vero e buon artigianato, oppure godervi l’atmosfera della piazza che al tramonto si fa sempre più vivace, vedrete venditrici che vi mostrano la merce (rigorosamente stesa a terra!), bambini che si rincorrono, musicisti di strada, venditori di street food dal sapore retrò. E ogni venerdì sera potrete godervi spettacoli musicali amatoriali, oppure danze improvvisate nel chiosco in mezzo alla piazza accanto alla chiesa.

 

  • Visita al pueblo dei Sinacantan: credo che questa sia l’esperienza più particolare che abbiamo fatto in tutto il viaggio. I Sinacantan e i Chamula sono popolazioni indigene che si proclamano i veri successori dei Maya e che vivono in riserve separate dallo stato del Messico. I Sinacantan vivono di artigianato, specialmente di quello tessile e della coltivazione di piante e fiori. Per entrare qui avrete bisogno di una macchina – i pueblos distano circa 20 minuti dal centro di San Cristobal – ma anche una guida che vi possa accompagnare. Queste popolazioni sono ancora molto chiuse rispetto al mondo esterno e moderno, hanno le proprie leggi, usi e costumi e dovrete pagare un pedaggio di circa 2$ per entrarvi. Siamo entrati in una casa Sinacantan, dove ci hanno fatto vedere i costumi tipici, come le donne filano la lana e ci hanno anche cucinato delle empanadas e dei tacos. Nonostante avessimo appena fatto colazione non ci hanno permesso di rifiutare cordialmente; la cucina era una capanna sterrata con un fuoco al centro, le condizioni igieniche inesistenti ma devo dire che il cibo era piuttosto buono!
  • Visita al pueblo dei San Juan Chamula: come i Sinacantan, anche i chamulani vivono separati dallo stato del Messico in una riserva. Anche qui ci siamo arrivati in macchina, con la guida e abbiamo pagato altri 2$ a testa per l’entrata. Sebbene essere stati accolti in una casa sinacantan ci abbia molto affascinato, vedere San Juan Chamula è davvero un’esperienza tra le più strane, profonde e particolari che potreste fare nella vostra vita. I chamula, infatti, hanno una religione molto particolare che è un misto tra cristianesimo e l’antica religione politeista Maya. Il punto “forte” della visita è infatti la chiesa di San Juan, che di chiesa come intendiamo noi non ha proprio nulla. È vietatissimo fotografare o filmare l’interno della chiesa, poiché gli abitanti ne sarebbero offesi, questo credo è per loro molto importante e sentito, perciò – a malincuore – siamo stati alle regole per non offendere nessuno. Proverò però a descrivervi cosa significa entrare nella chiesa di San Juan: non troverete banchi, né un altare, il pavimento è semplicemente una distesa di aghi di pino che coprono la pietra di cui è fatta la pavimentazione, tra questi aghi sono stati ricavati degli spazi dove poter porre le candele votive, direttamente a terra. Ne troverete a centinaia e queste sono l’unica forma di illuminazione della chiesa, le cui finestre sono state coperte con pesanti drappeggi neri. Non c’è nessun crocifisso al centro, ma solo una raffigurazione di San Giovanni a cui è dedicata la chiesa. Tutt’attorno alla navata principale delle teche in vetro contengono statue di santi a grandezza naturale, anch’essi pesantemente vestiti con drappeggi di velluto quasi sontuoso. Dentro questa chiesa non si svolgono messe comuni, anzi, al suo interno si fanno rituali magici e perfino sacrifici. Mentre eravamo lì noi due anziane signore pregavano nel loro dialetto e stavano per sacrificare una gallina: noi ce ne siam andati prima che la sgozzassero. Un’altra signora pettinava i capelli di una giovane ragazza con un fascio d’erba bagnato.
    Sarebbe troppo lungo e complesso spiegare cosa abbiamo davvero visto quel giorno, le emozioni e le sensazioni che abbiamo provato all’interno di quello stranissimo luogo di culto. Usciti dalla chiesa abbiamo girato per il villaggio e il mercato e ci è sembrato di fare un salto nel tempo di cento anni e più. Vi lascio qualche foto della popolazione chamulana, che era molto restia a farsi fotografare, ma noi li abbiamo “comprati” con qualche caramella!289123A6-E0D1-48F0-A2D4-3CE24C840E28

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Palenque

Passiamo ora alla parte più tropicale del viaggio, da San Cristobal siamo arrivati a Palenque con un minivan condiviso e non appena siamo scesi abbiamo sentito la differenza climatica. Infatti, fino ad allora eravamo stati tra le montagne, in città fredde mentre Palenque credo sia stato il luogo più caldo e umido mai visitato. Probabilmente il più caldo e umido sulla terra. Ciò che forse non sapete è che di siti archeologici Maya ce ne sono moltissimi oltre la blasonata Chichen-Itzà e uno di questi è proprio il sito archeologico di Palenque!

L’hotel

A Palenque abbiamo soggiornato in un vero e proprio tempio maya nel mezzo della giungla. Il Quinta Chanabnal è proprietà di un simpaticissimo signore italiano che ha voluto ispirare la sua costruzione agli antichi villaggi Maya; le camere sono grandi e spaziose e di notte si sentono i suoni della giungla, comprese le due scimmie urlatrici che danno il nome all’hotel. C’è inoltre un laghetto con tartarughe carnivore e una piscina meravigliosa dove riposarsi dopo la visita al sito archeologico.

Vi lascio il link a questo piccolo paradiso qui: Hotel Quinta Chanabnal.

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Il sito archeologico di Palenque

Uno dei meglio conservati e più completi, il sito archeologico di Palenque è uno dei pochissimi in cui si può ancora salire sulle piramidi e persino entrare e vedere gli stretti cunicoli dove era sepolta la Regina rossa – chiamata così poiché lo scheletro fu ritrovato completamente ricoperto di rosso, dalle colorazioni della pietra dove fu sepolta – e del Re zoppo, noto per la sua longevità.
Si può scalare la piramide, con un po’ di fatica e vedere dall’alto il sito, di cui gran parte è ancora nascosta dalla foresta.

Sembra veramente di essere finiti in El Dorado, e il fatto che ci siano pochissimi turisti rende il tutto ancora migliore! Ci siamo goduti veramente molto questa giornata, ma portatevi un cappello, una maglietta di cambio e dell’acqua perché il clima è veramente rovente.

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Merida

Penultima tappa del nostro road trip attraverso le terre messicane. Arriviamo finalmente in Yucatan, nella piccola Merida con un bus Ado – che ho già menzionato – sotto una pioggia torrenziale. Prendiamo un taxi e arriviamo all’hotel che ha già smesso e fa caldissimo. Il clima d’estate – da giugno a settembre – è così in Messico, ma ho sempre trovato qualcosa di affascinante negli acquazzoni tropicali.

Merida è piccola e colorata ma decisamente più moderna e giovane delle città che abbiamo visitato fino ad ora. Troverete le case coloniali color pastello, ma anche locali alla moda, boutique trendy e ristoranti tipici e internazionali. Per i nostri gusti è stata forse la meno degna di nota, poiché amiamo posti meno turistici e affollati e che conservano quel sapore autentico della tradizione; nonostante ciò, ci siam veramente divertiti a Merida.

L’hotel

Moderno, esteticamente fantastico e accogliente, l’Hotel Diplomat si trova a pochi passi dal centro città; è gestito da una coppia di simpatici canadesi che fanno di tutto per farti sentire a casa. Lei una interior designer – e questo si può vedere chiaramente dagli interni meravigliosi – nonché una cuoca fantastica, lui espertissimo della città e amante dell’ospitalità. Ogni mattina si mangia una colazione “a sorpresa” con tutto ciò che si può trovare di fresco al mercato quel giorno! L’hotel ha anche una piscina in cui è piacevolissimo trascorrere i caldi pomeriggi, prima di andare a cena. Il Diplomat non ha nulla da invidiare a Tulum, è un vero piccolo paradiso dove ci sarebbe tanto piaciuto fermarci più a lungo.

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Il link dell’hotel lo trovate qui sotto e se mai andrete a Merida non potrete davvero farvelo scappare!

Link: Hotel Diplomat, Merida

Cosa fare e vedere a Merida

  • Farsi dedicare una canzone dai Mariachi nella piazza della cattedrale: come a Città del Messico, nello Zocalo potrete trovare molti gruppi di Mariachi che per pochi pesos vi dedicheranno una canzone. La cosa divertente è che questi mariachi non sono divisi in gruppi definiti, ma ogni qualvolta che uno di loro si mette a suonare se ne aggiungo sempre più! Ne vale davvero la pena di spendere pochi soldi per un concerto live privato!
  • Parque de Santa Lucia: più che un parco il Santa Lucia sembra una piccola piazza, ricorda un po’ quelle italiane con tantissimi locali (molto buoni!) tutt’attorno. Di sera qui potrete trovare tantissima vita, musica e gente che balla, si può passare una piacevole serata bevendo una buona Pina Colada.
  • Grand museo mundo Maya: se siete appassionati di cultura Maya non dovete assolutamente perdervi questo museo! L’ho apprezzato per la vastità del materiale e per la qualità delle informazioni, è un buon modo per scappare al caldo torrido della città per un paio d’ore!
  • Assistere al vero juego de la pelota: lo Yucatàn è la terra dei Maya, dei templi piramidali e dei sacrifici umani. Forse da piccoli avete guardato ed amato “El Dorado” tanto quanto me e se così fosse conoscerete bene il “gioco della palla”, che deve essere tirata con colpi di fianco dentro un cerchio a due metri da terra, attaccato ad un muro. Bene, durante i weekend a Merida potrete assistere ad un vero e proprio revival di questa tradizione: due squadre si sfideranno e cercheranno di fare più punti centrando il “canestro” con la palla, tirata rigorosamente con il bacino! Ma lo spettacolo si fa interessante (e anche un po’ spaventoso) quando la palla viene letteralmente incendiata e tirata a mani nude dai giocatori.
  • Museo Casa do Montejo: una casa coloniale antica, oggi messa a disposizione come museo, dove potrete ammirare le sontuose sale con il preziosismo mobilio d’epoca. Quando siamo andati noi c’era anche una bellissima esposizione di scultura contemporanea, infatti il palazzo serve anche come museo per allestimento temporanei.
  • Parco archeologico di Uxmal: come avrete potuto immaginare non sono una fan dei posti affollati, se anche voi siete come me il parco archeologico di Uxmal fa per voi. È conservato benissimo, molto grande e si può scalare una piramide fino alla cima, dalla quale vedrete la giungla estendersi a perdita d’occhio. Uno spettacolo meraviglioso.

Dove mangiare a Merida

Merida ha una tra le scene culinarie più ampie che io abbia mai visto e proprio per questo ci siamo dati alla pazza gioia. Tutti questi suggerimenti ci sono stati dati dai nostri nuovi amici del Diplomat Hotel, esperti e abitanti del posto, ma soprattutto amanti della buona cucina!

  • Peruano: la nostra prima sera a Merida volevamo provare qualcosa di nuovo, dopo venti giorni di cibo messicano volevamo cambiare un po’ i sapori. Siamo finiti in questo fantastico ristorante peruviano, non solo buonissimo e ricco di scelte, ma anche bellissimo dal punto di vista estetico. Sulle pareti troverete nastri colorati, dove ogni ospite del ristorante ha scritto qualcosa, anche noi abbiamo lasciato il segno del nostro passaggio. Se mai dovreste capitare lì non perdete la Cheviche di pesce bianco con leche de tigre!IMG_3454.jpg
  • Oliva: non andiamo mai in ristoranti italiani all’estero perché, si sa, nessun posto è come casa e nessun piatto è come quello della nonna. Tuttavia Oliva è probabilmente l’unico ristorante italiano all’estero che si possa veramente chiamare così. Antipasto di bruschette con pane fatto in casa, olio extravergine d’oliva, pasta cotta al dente di altissima qualità e sughi d’eccezione. Ci sentivamo un po’ nostalgici e Oliva non ha assolutamente deluso i nostri palati!
  • Wayan’e: si può andare in Messico e non mangiare dei tacos da street food? Ovviamente no. Wayan’e fa per voi se volete mangiare bene e spendere poco. Si trova in centro e noterete che è pieno di gente locale, il che è più o meno una garanzia.
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  • Mercado 60: entrando qui ci si dimentica di essere in Messico e sembra più di essere a Brick Lane a Londra, o all’East Market di Milano! Il mercato si trova in un cortile a cielo aperto, con grandi tavoli condivisi al centro; qui potrete trovare qualsiasi tipo di cucina da poter prendere e portare al vostro tavolo per pochi pesos. Per una serata easy e divertente. Sono sicura vi piaceranno le lucine colorate che formano il “soffitto”!

Tulum

Finalmente arriviamo a destinazione, finalmente dopo giorni e giorni in viaggio vediamo una spiaggia rilassante, il mare cristallino della Riviera Maya. A questo punto penserete: “saranno stati una settimana fermi sulla sdraio della spiaggia dopo tutto quel girovagare”, e invece no amici miei, quando nasci con “itchy feet” non puoi fermarti per più di un giorno a vegetare sulla spiaggia. E sebbene io abbia un amore sconfinato per il mare e la spiaggia, non abbiamo resistito a girare per tutta la penisola, magari con ritmi meno incessanti dei precedenti venti giorni.

Non mi soffermo sul nostro hotel a Tulum in quanto non lo consiglierei ad altri, vi lascio comunque qualche idea per boutique hotel romantici e no, non vi consiglierò l’Azulik!

Cosa fare a Tulum

Tulum ormai è diventata una piccola Cancun e il suo sviluppo è sempre più rapido, non ci siamo forse goduti la nostra “vacanza relax” per la grandissima affluenza di turisti della zona, tuttavia è sicuramente la zona più piena di vita del Messico; a Tulum troverete locali, discoteche e resort, di incontaminato rimane veramente poco, ma si può apprezzare la bellezza del posto anche per questo.

  • Fare il bagno in un Xenote: come forse già sapete la zona della Riviera Maya non è solo famosa per le sue spiagge bianche ma anche per i Cenotes, ovvero delle “piscine naturali” nel mezzo della giungla dove si può fare il bagno. L’acqua è un po’ fredda ma ne vale la pena solo per l’esperienza che ricorda il film “Laguna Blu”.
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  • Visitare Playa Paraiso: considerata la spiaggia più bella di tutta Tulum, Playa Paraiso vi accoglierà con la sua sabbia bianca e morbida. Qui potrete mangiare tacos con i piedi nella sabbia e appendervi alle palme piegate. What more can you ask for?

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  • Chichen-Itzà: nonostante io vi abbia ripetuto che Chichen-Itzà non sia il sito archeologico più bello, vale comunque la pena di essere visto. Fate un piacere a voi stessi e non andati con il pullman di turisti che si ammassano nel sito alle 11 di mattina. Contrattate il prezzo con un taxi, prendetevi una guida e partite all’alba, in questo modo eviterete orde e caldo.
  • Parco archeologico di Cobà: meno famoso di Chichen-Itzà, Cobà è uno dei siti più interessanti in Yucatàn! Ancora immerso nella giungla, potrete salire sulla piramide più alta di tutta la penisola e ammirare il panorama, potrete affittare delle biciclette del 15-18 e pedalare in mezzo alla foresta tropicale. È meraviglioso ma portatevi del repellente per insetti perché qui le zanzare sono grosse come gatti! Il mio consiglio è quello di visitare Chichen-Itzà e Cobà nello stesso giorno, lasciando Cobà per ultimo, poiché essendo immerso nella giungla favorisce molta più ombra.IMG_3264

 

Con questo si è chiuso il nostro viaggio, che ci ha lasciato il Messico nel cuore, in tutte le sue sfumature di colore, antropologiche e culturali.

E voi? Siete mai stati in Messico? Quali sono state le vostre esperienze ed impressioni?

In caso contrario spero che questo blog faccia venire un po’ di “itchy feet” anche a voi e siate ormai decisi a partire! Quindi: preparate la valigia, noi ci vediamo al prossimo viaggio!

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Giulia

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